Lui & Lei
La prima sera che non era prevista
Teo9903
09.03.2026 |
1.333 |
0
"Lei aveva spento quasi tutte le luci, lasciando solo quella dell’abat-jour color ambra in camera da letto..."
Matteo non si era mai iscritto a un sito di incontri con vere aspettative. Lo aveva fatto più che altro per curiosità, per vedere che sapore avesse il mondo là fuori quando non si deve incrociare lo sguardo di nessuno al bar sotto casa. Aveva scritto poche righe nel profilo, sincere, senza pose da macho né battute da copy-paste. “Mi piacciono le conversazioni che durano più di tre messaggi e le persone che non hanno paura di usare le parole giuste.”Lea lo aveva notato proprio per quello: per l’assenza di muscoli in mostra, di emoji a raffica, di “bella” buttata lì dopo due righe. Aveva 58 anni, un divorzio sereno alle spalle, un lavoro che le piaceva davvero e una regola ferrea: niente volgarità, niente fretta, niente uomini che confondono il desiderio con la maleducazione.
Il primo messaggio di Matteo era arrivato di domenica pomeriggio:
“Ho letto che ti piace camminare in montagna anche d’inverno. Esiste ancora qualcuno che non trasforma ogni uscita in una gara di kilometraggio?”
Lei aveva sorriso davanti allo schermo. Aveva risposto dopo quasi un’ora, il tempo di finire il tè e di decidere se ne valesse la pena.
“Esiste. Basta non uscire mai con chi porta l’orologio GPS per fare il figo col passo.”
Da lì erano partiti. Messaggi lunghi, orari improbabili, silenzi che non pesavano. Si erano raccontati cose vere: lui le aveva parlato della libreria che stava provando a tenere in vita in un paese di cinquemila anime, lei gli aveva confessato che a volte, la sera, si sedeva sul divano con un bicchiere di rosso e rileggeva le lettere che scriveva a venticinque anni senza spedirle mai.
Dopo tre settimane di chat si erano visti per la prima volta. Non cena, non aperitivo. Una passeggiata serale sul sentiero che costeggia il fiume, in quel punto dove la città improvvisamente si ricorda di essere stata campagna. Faceva freddo, ma non pungente. Lei indossava un cappotto lungo color petrolio e una sciarpa di cashmere che profumava di agrumi e legno di cedro. Lui una giacca di lana cotta verde bosco e guanti di pelle consumati.
Non si erano baciati subito. Avevano camminato per quasi un’ora parlando, ridendo, fermandosi ogni tanto a guardare l’acqua scura che scorreva. Poi, in un punto dove il sentiero si restringeva e i rami bassi sfioravano le spalle, lui si era fermato.
«Posso dirti una cosa senza sembrare uno stupido?»
Lei aveva inclinato appena la testa. «Provaci.»
«Ho passato le ultime due ore a pensare a come sarebbe stato baciarti. E ora che siamo qui mi rendo conto che sto tremando un po’. Non so se per il freddo o per te.»
Lea aveva fatto un passo verso di lui, lento. Gli aveva sfiorato il bordo della sciarpa con le dita guantate.
«Allora smetti di pensarci» aveva sussurrato. «E fallo.»
Il primo bacio era stato lento, quasi cauto, come se entrambi volessero assaporare l’istante prima che diventasse ricordo. Poi era cambiato. Le mani di lui erano finite tra i suoi capelli, lei gli aveva infilato le dita sotto la giacca, cercando calore attraverso la camicia. Si erano baciati come se avessero aspettato mesi, anche se erano solo settimane.
Non erano andati a casa di nessuno quella sera. Si erano salutati davanti alla macchina di lei con un altro bacio lungo, le fronti appoggiate, il fiato che si mescolava nel freddo.
Due sere dopo erano a casa di Lea.
Non c’era stata nessuna recita da film. Nessun “vieni qui bellezza” né frasi da copione. Solo silenzio, sguardi, il rumore dei bicchieri posati sul tavolo.
Lei aveva spento quasi tutte le luci, lasciando solo quella dell’abat-jour color ambra in camera da letto. Matteo si era tolto la maglia con un gesto lento, guardandola sempre negli occhi. Quando era rimasto a torso nudo lei aveva fatto un piccolo sorriso, non di sorpresa, ma di apprezzamento puro.
«Vieni qui» aveva detto piano, sedendosi sul bordo del letto.
Lui si era inginocchiato tra le sue gambe, ancora vestito dai jeans. Le aveva sfilato gli stivaletti uno alla volta, poi le calze, baciandole le caviglie, l’interno delle ginocchia, risalendo piano senza mai avere fretta. Lea respirava profondamente, le mani appoggiate sulle sue spalle, non per guidarlo, ma per sentirlo.
Quando le aveva slacciato la camicia di seta nera, aveva fermato lo sguardo sul suo seno ancora coperto dal pizzo color caffè. Non aveva detto niente di volgare, non aveva fatto commenti da spogliatoio. Aveva solo mormorato, quasi tra sé:
«Sei bellissima. Non nel modo in cui lo dicono tutti. Nel modo in cui lo sento io adesso.»
Lei aveva chiuso gli occhi un istante, come se quelle parole le avessero toccato un punto che non sapeva fosse ancora scoperto.
Si erano spogliati a vicenda, senza corse, senza strappi. Quando erano finalmente nudi, si erano sdraiati l’uno di fronte all’altra, pelle contro pelle, gambe intrecciate, solo per guardarsi e respirare insieme. Matteo le aveva accarezzato la schiena con i polpastrelli, seguendo la linea della spina dorsale come se stesse imparando una mappa. Lei gli aveva tracciato il contorno del viso, del collo, delle clavicole.
Il sesso era arrivato dopo, quasi naturalmente, come la continuazione di quel toccarsi lento. Lui era entrato in lei con una lentezza che rasentava la tortura, guardandola sempre negli occhi. Lea aveva trattenuto il respiro, poi aveva sorriso contro le sue labbra.
«Muoviti» gli aveva sussurrato. «Non mi rompi.»
E lui si era mosso. Prima piano, poi sempre più profondo, ma senza mai perdere il controllo, senza mai diventare meccanico. Lei lo guidava con le mani sui fianchi, con il respiro, con piccoli suoni che non erano gemiti da film, ma respiri spezzati, sospiri veri.
A un certo punto lei si era girata, mettendosi sopra di lui. Aveva appoggiato le mani sul suo petto e aveva cominciato a muoversi con un ritmo che era tutto suo: lento, circolare, profondo. Matteo le aveva preso i seni tra le mani, non per stringere, ma per sostenerli, per sentirne il peso mentre lei ondeggiava. Quando aveva sentito che lei stava salendo verso il culmine, le aveva infilato una mano tra i corpi, trovandola con le dita proprio lì dove serviva, senza fretta, senza pressione eccessiva, solo accompagnandola.
Lea era venuta stringendogli forte i polsi, la testa piegata all’indietro, un suono basso e lungo che sembrava partire dal centro del petto. Lui l’aveva seguita poco dopo, tenendola stretta per i fianchi, affondando un’ultima volta mentre il piacere lo attraversava tutto.
Dopo erano rimasti abbracciati, sudati, immobili. Lei gli aveva appoggiato la fronte sul collo. Lui le aveva accarezzato i capelli umidi alla nuca.
«Non dire niente di carino adesso» aveva mormorato lei con un mezzo sorriso.
«Troppo tardi» aveva risposto lui. «Sto pensando che vorrei svegliarmi domani mattina e trovarti ancora qui.»
Lea aveva riso piano contro la sua pelle.
«Allora resta.»
E lui era rimasto.
Non era stata solo una notte.
Era stato l’inizio di qualcosa che nessuno dei due aveva messo in preventivo, ma che entrambi, in fondo, stavano aspettando da molto tempo.
incontri online passeggiata casa slow sex muto preliminari sesso vaginale coppia matura nudo consensuale
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La prima sera che non era prevista :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
